Come disinnescare una nuova Rivoluzione Arancione

Per vincere le elezioni il consenso non basta.

Ecco come si spiega il fatto che il 30 maggio 2013 la Corte Costituzionale ucraina ha decretato che le prossime elezioni municipali a Kiev dovranno tenersi a ottobre 2015. Ufficialmente per garantire che esse si svolgano in concomitanza con altre elezioni locali. I motivi dietro questa decisione sono però molto diversi.Immagine

La sede della Corte Costituzionale ucraina

A proposito della sentenza, l’opposizione si è espressa in termini molto negativi, dichiarando che questa decisione è intesa unicamente a favorire il governo e che lo svolgimento contemporaneo delle elezioni locali non è altro che un pretesto. Oleh Makhnitski, deputato del partito di opposizione Svoboda, ha sottolineato l’incostituzionalità della decisione e il fatto che essa sembrerebbe essere guidata dal presidente Yanukovich. Così hanno fatto esponenti del partito Batkivshchyna – il partito di Yulia Tymoshenko – e del partito UDAR, anch’essi all’opposizione.
A fine maggio 2013 è scaduto il mandato che l’amministrazione municipale di Kiev ha ricevuto dagli elettori con le elezioni del 25 maggio 2008. A norma di costituzione, dopo cinque anni gli elettori hanno il diritto di esprimere nuovamente il proprio voto in merito alla composizione degli organi di governo della città. La decisione della Corte Costituzionale quindi, sebbene non inaspettata, lascia perplessi e trova motivazioni più politiche che strettamente giuridiche.
Secondo alcuni osservatori, questa decisione penalizzerebbe l’opposizione perché gli abitanti della capitale ucraina, fortemente ostili al Partito delle Regioni attualmente al governo del paese, potrebbero, col loro voto, incoraggiare l’unione di un’opposizione a corto di fiato dopo i deludenti risultati delle elezioni parlamentari dell’ottobre 2012.
In quell’occasione infatti, i tre partiti d’opposizione si trovarono divisi nella scelta dei candidati da presentare ai collegi uninominali previsti dalla legge elettorale ucraina. Ciò avrebbe favorito la risicata vittoria dell’attuale coalizione di governo.

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I leader dei partiti di opposizione, da sinistra: Vitaly Klichko – Udar; Arsenyi Yatsenyuk – Baktyvshchyna; Oleh Tyahnybok – Svoboda

Al contrario, per le elezioni municipali di Kiev l’opposizione sembrava aver trovato l’accordo per un sostegno condiviso alla candidatura di Vitaly Klitschko, ex campione del mondo dei pesi massimi di boxe. La probabile vittoria dell’ex boxeur avrebbe costituito un precedente importante, capace di rafforzare l’unità dell’opposizione in vista delle cruciali elezioni presidenziali fissate per marzo 2015.

L’analisi sopra presentata sembra però ignorare un aspetto fondamentale del processo con cui viene scelto il presidente in Ucraina: per vincere le elezioni non basta il consenso dell’elettorato.

Viktor Yanukovich è lo stesso che nel 2004 subì la rivoluzione arancione e difficilmente ha dimenticato cosa accadde ormai otto anni e mezzo fa.

Rivediamo la sequenza degli avvenimenti che caratterizzarono la Rivoluzione Arancione.

Elezioni presidenziali: dopo il primo turno, andarono al ballottaggio i candidati Yuschenko e Yanukovich.

Il 21 novembre 2004 si tenne il secondo turno e, nonostante sondaggi che prospettavano il contrario, Yanukovich prevalse su Yushchenko.

Yushchenko denunciò brogli e portò, mostrandole sui media amici, numerose prove di illegalità ai seggi. Questo fu determinante affinchè, il 22 novembre 2004, decine di migliaia di suoi sostenitori scendessero in strada con le bandiere arancioni, occupando dapprima la piazza principale della capitale, e poi bloccando  l’accesso ai palazzi dove la questione elettorale sarebbe stata risolta: tra gli altri, parlamento, sede della corte suprema, sede del comitato elettorale centrale.

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Majdan Nezalezhnosti occupato dai manifestanti pro-Yushchenko nel 2004

 L’amministrazione municipale di Kiev giocò un ruolo chiave nella faccenda: non solo perchè non riconobbe la validità di quelle elezioni, ma anche perchè portò il proprio sostegno allo schieramento arancione. Bisogna infatti considerare che la protesta e l’occupazione delle strade durò più di una settimana, giorno e notte, con temperature che andarono anche al di sotto dei -20 gradi. La municipalità di Kiev non solo non  prese misure per sgombrare i primi occupanti, ma al contrario consenti e favorì lo sviluppo dell’accampamento sulla piazza principale, permettendo anche l’installazione di un palco con maxischermi annessi.

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Yushchenko parla ai suoi sostenitori durante la Rivoluzione Arancione

La folla di cittadini scesa in piazza per manifestare contro la “farsa” elettorale mise sotto pressione chi, in quelle concitate ore, doveva determinare l’esito del braccio di ferro

tra Yanukovich – sostenuto da Mosca – e Yushchenko, ben visto a Bruxelles e soprattutto a Washington. Ma soprattutto fornì un pretesto all’Unione Europea e agli Stati Uniti per intervenire in una crisi che non li riguardava. L’immagine di cittadini di uno stato ex-sovietico che finalmente si ribellano alle frodi elettorali giocò fortemente sull’opinione pubblica occidentale e in questo senso legittimò moralmente l’intervento americano ed europeo in difesa dei manifestanti. La situazione era infatti bloccata al punto da giustificare una mediazione occidentale.

Lo stesso Yanukovich dovette far pressioni ai suoi affinchè si evitassero incidenti. Così si espresse pubblicamente durante una visita in regioni a lui favorevoli:

“Come primo ministro vi dico che siamo sull’orlo della catastrofe, non prendete iniziative radicali perché quando sarà versata la prima goccia di sangue non riusciremo più a fermarci”

Con tutta probabilità, quella folla, capace di mobilitare le cancellerie di mezza Europa, senza il sostegno dell’amministrazione municipale di Kiev (a sua volta foraggiata da altre istituzioni – spesso non ucraine) non sarebbe rimasta in strada per giorni e notti intere.

Ecco quindi la lezione imparata da Yanukovich.

Il consenso di cui gode come presidente presso gli ucraini è ancora abbastanza alto (il 18% di loro lo avrebbe votato se le elezioni si fossero tenute in aprile), specie se messo in relazione a quello tributato ai membri dell’opposizione (Klichko, il più popolare, avrebbe preso il 13,5% in eventuali elezioni ad aprile). Ma non è da escludersi che l’opposizione veda aumentare il consenso nei propri confronti da qui ai prossimi due anni, soprattutto a causa di una situazione economica in costante deterioramento. È possibile quindi che Yanukovich, per vedersi riconfermato presidente dell’Ucraina, si trovi a dover di nuovo indulgere in brogli e manipolazioni.

Meglio quindi non rischiare. Grazie alla decisione della Corte Costituzionale, a differenza del 2004, eventuali proteste non troveranno nell’amministrazione municipale un sostegno alle proprie rivendicazioni. Motivo in più per Viktor Fedorovich per dormire tra due guanciali.

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