A Volgograd non è esplosa solo una bomba

Prima i fatti di Birjulevo, quartiere nella periferia sud-ovest di Mosca, dove il 10 ottobre la morte di Egor Scherbakov dovuta, stando ai testimoni, a una coltellata ricevuta da un non-russo, ha provocato violente proteste di massa nei confronti dell’inazione delle autorità riguardo il problema sempre più sentito dell’immigrazione clandestina. Le prime indagini hanno peraltro condotto all’arresto di un cittadino azero e musulmano, Orkhan Zeynalov.

La manifestazione sfociata in scontri a Birjulevo il 13 ottobre 2013; i media russi non hanno esitato a definirla pogrom

Oggi un’ulteriore scossone alla secolare tradizione multiculturale dell’impero russo: Naida Akhiyalova, cittadina russa di Makhachkala, si sarebbe fatta saltare in aria a Volgograd (ex Stalingrado) all’interno di un autobus pieno di studenti. Nel momento in cui scrivo, sarebbero 6 le vittime accertate e decine i feriti, alcuni dei quali verserebbero in gravi condizioni.

L’esplosione di oggi sull’autobus a Volgograd

Benché le motivazioni dietro l’attentato siano ancora ignote, in molti azzardano un riferimento alla matrice islamica. Makhachkala è la capitale della repubblica federata del Daghestan, dove parrebbe essersi spostata l’attività dei principali gruppi terroristi di ispirazione musulmana dopo la fine della seconda guerra cecena e la conseguente stabilizzazione della situazione in questa repubblica.
caucaso

 Fonte: http://www.colorado.edu/ibs/waroutcomes/, 2013.

Quale che sia la ragione dell’attentato, oggi è ufficialmente riesplosa la questione della multi-etnicità dello stato russo.

Questo episodio infatti potrebbe aumentare le già alte tensioni interetniche in Russia, dove vivono e lavorano centinaia di migliaia di lavoratori, spesso musulmani, provenienti dal Caucaso e dall’Asia centrale, sui quali fanno affidamento le famiglie, rimaste nei paesi d’origine in difficili condizioni economiche (basti pensare che, secondo stime ufficiali del governo del Tajikistan, questo paese dovrebbe il 49% del proprio PIL alle rimesse provenienti da suoi cittadini espatriati, legalmente o meno, soprattutto in Russia).

Oggi ancor più di ieri è lecito attendersi una risposta di qualche tipo delle autorità nei confronti degli immigrati – cittadini di altri stati o russi che siano – che vivono nelle principali città del paese.

Una risposta da dare prima di tutto all’opinione pubblica, sempre più sensibile rispetto al tema della crescente multi-etnicità della popolazione: nei giorni successivi la morte di Egor Scherbakov, in seguito alle manifestazioni anti-immigrati, che in Russia sono state sinistramente definite pogrom per la loro matrice etnica, le autorità hanno condotto azioni di rastrellamento che hanno portato all’arresto di diverse centinaia di clandestini. Pungolate in questo dal Beppe Grillo russo, il blogger celebre per le campagne anti-corruzione Alexej Naval’nyj, che ha espresso “comprensione” per la manifestazione anti-immigrazione del 13 ottobre. In ogni caso, benché con quanto avvenuto a Volgograd il problema della clandestinità non sussista, essendo a tutti gli effetti l’attentatrice una cittadina russa, se fosse confermata l’ispirazione islamica dell’attentato ciò andrebbe a toccare un nervo scoperto presso i russi, dopo due guerre in Cecenia e diversi attentati a sfondo nazional-religioso che hanno colpito soprattutto la città di Mosca.

Una risposta da dare anche perché tra 7 e 23 febbraio 2014 si terranno nella città russa di Sochi le olimpiadi invernali e non è difficile immaginare che il Cremlino voglia evitare a tutti i costi il ripetersi di atti del genere nelle settimane precedenti e nel corso della manifestazione.

triangolo sochi-volgograd-makhachkala

Fonte: Google Maps; Rielaborazione di Edoardo Da Ros, 2013.
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