Una nuova crisi del gas, ovvero “come ti faccio pagare a Bruxelles il debito con Mosca”

Dietro la scelta di Kiev di interrompere le forniture provenienti da Gazprom, puntando per il fabbisogno futuro del 2013 sulle riserve sotterranee accumulate durante l’anno e sugli acquisti dai paesi europei, ci sono due motivi, reciprocamente correlati:

Vladimir_Putin_and_Yulia_Tymoshenko-2Yulia Tymoshenko e Vladimir Putin

1) nel 2009, l’allora primo ministro ucraino, Yulia Tymoshenko, per sbloccare l’impasse emersa durante la seconda crisi del gas, firmò per conto di NaftoHaz Ukrainy un accordo che prevedeva di cambiare il sistema per il calcolo dei prezzi del gas adeguandolo a quello utilizzato per il resto degli altri clienti europei di Gazprom.

Questa formula tiene in considerazione in particolare due fattori:

  • il prezzo del petrolio (considerato sostituto del gas) e
  • il prezzo di eventuali forniture alternative di gas.

Dal momento che, fino al 2012, l’Ucraina non aveva altri fornitori di gas al di fuori della Russia, il prezzo risultante da questa formula era considerevolmente più alto che per la maggior parte degli altri paesi europei e, soprattutto, sensibilmente più alto rispetto al passato. Per Kiev è così divenuto conveniente acquistare il gas da altri paesi europei (Polonia, Ungheria, Slovacchia) che pagano di meno il gas russo in virtù di quella stessa formula.

Tornando all’accordo con Gazprom, nonostante le proteste di Kiev, dal punto di vista legale – essendo il contratto valido fino al 2019 – nessuno ha molto da eccepire: la formula è quella e l’accordo è stato firmato da un legittimo rappresentante del governo ucraino (che sta scontando 7 anni di carcere anche per quella mossa).

consumi gas ukrUn po’ la crisi economica, un po’ i prezzi: i consumi del gas hanno cominciato ad andare in picchiata dal 2007 in poi; Fonte: Indexmundi

2) Il prezzo del gas è una variabile cruciale per la vita ucraina: il riscaldamento necessario nei periodi di freddo, senza dubbio, ma anche l’energia necessaria al funzionamento degli energivori impianti industriali ucraini. Il governo si trova a giocarsi le chance di vittoria alle prossime elezioni anche sulla base di questa variabile. Perché se è vero che a nessuno piace stare al freddo in inverno, è altrettanto vero che se il prezzo del gas dovesse aumentare, le industrie ucraine, che beneficiano di grossi sussidi indiretti per l’energia che consumano, perderebbero l’unico vantaggio rimasto loro rispetto alla concorrenza mondiale, dal momento che gli investimenti in innovazione sono stati, eufemisticamente parlando, molto ridotti.

Se le imprese chiudono, le persone rimangono senza lavoro; le persone senza lavoro di solito sono elettori scontenti.

Perché dovrebbero sparire i sussidi (indiretti)?

Il problema è che dal 2009, da quando cioè gli acquisti di gas dalla Russia sono aumentati di prezzo, i prezzi per i consumatori finali sono rimasti identici.

Per intenderci: NaftoHaz nel 2008 pagava 200$ quello che oggi paga circa 400$; NaftoHaz però poi rivende il gas agli stessi prezzi del 2008, tramite imprese municipali, a consumatori privati e imprese (senza contare che molte imprese, beneficiando dei legami politici trai loro proprietari e i politici di turno, riescono spesso a non pagare del tutto le loro bollette, aggiungendo i debiti delle imprese al già appesantito bilancio pubblico).

Parte della differenza di prezzi – in altre parole dei sussidi – l’ha finora messa lo stato, un’altra parte, circa 7 miliardi di dollari, l’ha messa Gazprom.

Con la scelta europea di Kiev, testimoniata dall’impegno profuso dalle autorità ucraine per firmare l’Accordo di Associazione con la UE, Mosca si pone una domanda ragionevole: “ma perché dovrei sovvenzionare l’economia di un paese concorrente in molti campi dell’industria, che per giunta rischia di diventare mio vero e proprio rivale economico (a causa della partnership con la UE, in virtù dell’Accordo di Associazione), e in prospettiva, militare (con un eventuale accesso nella NATO)?”.

La risposta è molto semplice: non c’è nessun motivo. Ecco perché Mosca si sta facendo più insistente con Kiev per riscuotere il pagamento dei debiti accumulati negli scorsi mesi – 7 miliardi di $, appunto – minacciando di interrompere le forniture da dicembre se non riceverà in anticipo i dollari che le spettano. Come credo sappiate, non sono un grande fan di Putin o del Cremlino, ma la posizione russa mi sembra legittima.

Enigmi, rebus e rompicapo

Il lettore che non si è ancora perso potrebbe a questo punto chiedersi: “ma perché Kiev risponde alla minaccia di interruzione delle forniture di gas interrompendo quelle stesse forniture in anticipo?”.

Qui si entra nella speculazione. Perché se Winston Churchill diceva che capire la Russia era molto difficile (un rebus, avvolto in un mistero che si trova dentro a un enigma), capire l’Ucraina e le scelte del suo governo è ancora più difficile. La Russia nella sua travagliata storia ha quasi sempre avuto una guida centrale che riusciva a imporsi sugli altri gruppi di potere. In Ucraina l’equilibrio delle forze è molto meno definito e ogni scelta riflette le volontà di gruppi di interesse che hanno forma, per così dire, liquida. Per capire dove va Kiev è necessario capire quali sono gli interessi in campo e gli equilibri di potere.

Al momento mi vengono in mente tre possibili risposte a questa domanda:

1) I media ucraini direbbero il vero quando affermano che la sospensione degli acquisti sarebbe legata agli incontri che il presidente Yanukovich avrebbe tenuto nelle ultime settimane con il suo omologo russo, Vladimir Putin. Yanukovich, non riuscendo in queste occasioni a strappare alla Russia una riduzione dei prezzi del gas, avrebbe spinto per una riduzione degli acquisti come ritorsione.

Letta così, questa mossa non sarebbe niente più di un diversivo tattico per comunicare a Mosca “possiamo fare a meno di voi, a meno che non faccia davvero molto freddo”.

Di certo c’è altro sotto, perché se fosse solo questo non sarebbe proprio una grande trovata.

Vero: nel 2013 Gazprom venderà diversi miliardi di metri cubi di gas in meno all’Ucraina.

Ma il freddo arriva ogni ottobre e nel 2014 da qualche parte Kiev dovrà nuovamente procurarsi il gas.

Ora, dal momento che il suo gas di scisto diventerà un’alternativa – forse – solo tra qualche anno, e che gli acquisti in virtual reverse dai paesi europei confinanti non sono sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale ucraino, NaftoHaz dovrà necessariamente tornare a bussare alle porte di Gazprom da qui a qualche mese.

In sostanza, tra un anno, con le elezioni presidenziali alle porte in Ucraina, si sarebbe punto e a capo.

2) Oppure sono le disastrate finanze pubbliche ucraine a richiedere questa scelta. Il debito pubblico e  il disavanzo delle partite correnti che, sommato a una valuta il cui cambio fisso al dollaro è tenuto artificialmente alto da almeno un anno, hanno ridotto le riserve valutarie di Kiev a livelli di guardia. Kiev in altre parole non ha valute forti da dare a Gazprom. Mosca, giustamente, non accetterebbe un pagamento in Hrivne, anche perché la divisa ucraina dovrà affrontare, secondo il FMI (Fondo Monetario Internazionale), una svalutazione del 10% nei prossimi mesi.

In sostanza un debito di 7 miliardi di dollari da saldare con Gazprom è un’enormità per un paese che lotta da anni con il FMI per riceverne 5.

Quindi o il governo ucraino è convinto in questo modo di mettere pressioni sulla Russia per ottenere uno sconto sul debito e sulle forniture future,  oppure ritiene che il modo migliore per regolare questo debito sia di non aver più niente a che fare con Mosca, il che è evidentemente impossibile.

3) La terza e più verosimile possibilità è che l’oggetto delle pressioni di Kiev sia Bruxelles, non Mosca, e che l’obiettivo del governo ucraino sia di far saldare il conto agli europei, aggiungendo la ciliegina del debito con Gazprom alla torta dell’Accordo di Associazione (che potrebbe venire firmato a fine novembre).

La UE farebbe presumibilmente di tutto, infatti, per evitare che l’interruzione di gas avvenuta nel 2009 – che lasciò per due settimane famiglie e imprese in tutta l’Europa orientale prive di elettricità e riscaldamento a causa dell’impossibilità di far transitare il gas russo attraverso il territorio ucraino (circa il 50% delle forniture russe all’Europa) – si ripeta a poco meno di quattro anni di distanza. Soprattutto nel momento in cui la diplomazia europea, con lituani e polacchi in testa, sta per riportare il suo primo grande risultato da anni a questa parte con il successo del progetto iniziato con la Eastern Partnership ormai 4 anni fa (programma costato centinaia di milioni di euro che ha sinora dato davvero pochi frutti, anche in prospettiva). Ecco su quali basi Kiev spera di ottenere da Bruxelles quei soldi che l’Accordo di Associazione difficilmente porterà nel breve periodo.

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