Secondo morto durante gli scontri a Kiev. Continua la bielorussizzazione dell’Ucraina

Secondo morto durante gli scontri a Kiev.

La vittima sarebbe stata colpita da 4 pallottole sparate dalle forze speciali del ministero degli interni ucraino (Berkut) per poi spirare poco dopo. Questo fatto rappresenta un ulteriore sviluppo nell’escalation repressiva messa in atto dal governo.

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Il primo morto è caduto questa mattina da una colonna dello stadio Dinamo alta 13 metri durante gli scontri con gli stessi Berkut.

Ricordiamo che da ormai più di 3 giorni per le strade di Kiev sono in atto scontri tra migliaia di manifestanti e forze di polizia: molotov, bombe carta e barricate artigianali sarebbero la principale arma dei dimostranti, cui la polizia ha finora risposto con gas lacrimogeni, manganelli e proiettili di gomma.
Nonostante scontri così aspri, la morte di un cittadino ferito da quattro proiettili “veri” è una novità che in pochi si aspettavano e che lascia presagire poco di buono.

Infatti questa morte per mano diretta delle forze di polizia segna una nuova fase della repressione ed è probabile che sia solo la prima. Appare evidente infatti che il timore di sanzioni da parte europea e americana non sia un deterrente sufficiente.

L’inasprirsi delle violenze in una protesta che fino al 17 gennaio era stata esclusivamente pacifica sembra essere strettamente legato all’approvazione da parte di parlamento e presidente di controverse leggi sulla libertà di manifestazione.

A quanto riferiscono alcuni manifestanti intervistati, la violenza sarebbe esplosa a questi livelli per l’esasperazione della piazza legata al rischio di dover scontare anche diversi anni di carcere per la partecipazione alle dimostrazioni. L’esistenza di pene così alte per la partecipazione pacifica (fino ai 15 anni di carcere) potrebbe aver rimosso l’incentivo a non indulgere in atti estremi come quelli visti negli ultimi giorni, dal momento che la differenza in termini di pena tra dimostrazione pacifica e violenta non sarebbe rilevante.

Questa esasperazione potrebbe anche essere stata aggravata dall’indifferenza e incapacità del governo di confrontarsi con le richieste dei manifestanti.

Neppure la pretesa dei partecipanti a #EuroMajdan di punire gli ufficiali responsabili delle violenze avvenute nella notte tra 29 e 30 novembre è stata ascoltata. In quella occasione, i Berkut sgombrarono a manganellate Majdan Nezalezhnosti (la piazza centrale di Kiev, teatro delle proteste pacifiche degli ultimi giorni) dalla presenza di alcune decine di studenti che si erano lì insediati con tende e sacchi a pelo per protestare contro la decisione del governo di non firmare un accordo con l’Unione Europea.

I poliziotti protagonisti dello sgombro sono già stati amnistiati, mentre il ministero degli interni Zakharchenko, considerato il principale responsabile di questi fatti, sarebbe in odore di promozione al vertice dell’amministrazione presidenziale.

L’intransigenza del governo si è palesata anche in merito al negoziato diretto con l’opposizione per uscire dalla crisi. Il Presidente Yanukovich infatti, dopo aver rifiutato di prender parte personalmente alla tavola rotonda con i membri dell’opposizione parlamentare, ha nominato negoziatore per il governo Kljuev, presidente del “Comitato per la sicurezza nazionale dell’Ucraina”, uomo molto vicino alle ali più filo-russe e conservatrici dell’attuale esecutivo, di fatto rendendo chiaro il proprio disinteresse per negoziati pacifici.

Come si diceva ormai qualche settimana fa, appare in atto la bielorussizzazione del paese ex-sovietico che, con tutti i suoi limiti, era all’avanguardia nell’area per i progressi fatti in termini di libertà individuali e politiche.

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