Decine di morti a Kiev. Chi sono i responsabili?

Il mio pensiero su quello che sta succedendo in Ucraina è molto semplice: a tutti gli attori in gioco – diplomatici occidentali e russi, governo e opposizione ucraina, lo stesso movimento EuroMaydan – è sfuggito di mano una partita a poker in cui credevano di poter aumentare continuamente la posta senza farsi troppo male. Tutti convinti che gli altri giocatori bluffassero, hanno aggiunto tensione a tensione, rendendo la situazione ormai praticamente irrisolvibile.

Posto che il movimento di piazza sta evolvendo in un movimento rivoluzionario violento a tutti gli effetti, la cui condanna è giunta da tutto il mondo occidentale, se si è arrivati a questa situazione lo si deve in particolare a 3 attori.

1) Il coordinamento del movimento EuroMaydan che, a conti fatti, non è stato in grado di contenere la crescita delle frange violente della protesta (vd. Pravyj Sektor), ma che anzi, ha flirtato con esse nella speranza che un mix di Gene Sharp e Che Guevara spingesse il presidente Yanukovich a venire incontro alle proprie richieste.
Nel breve periodo con questa ambiguità hanno ottenuto ciò che volevano (ritiro “leggi dittatura” e amnistie), ma nel lungo hanno ceduto la guida della protesta ad avanguardie di estrema destra che non si sa fin dove potranno spingersi.
(I servizi di intelligence ucraini parlano di depositi di armi saccheggiati dai manifestanti nell’ovest del paese, mentre sono stati rioccupati molti palazzi governativi a Kiev e altrove. Informazione del resto difficilmente verificabile e che si presta a manipolazioni di ogni tipo)

2) Il presidente Yanukovich, che non ha mai perso l’occasione di mostrare quanto inadatto sia a coprire quel ruolo di mediatore che la costituzione ucraina gli affida, sia a gestire una crisi di questo tipo. Ha di fatto sprecato ogni occasione per gettare acqua sul fuoco, fornendo legittimazione ai movimenti violenti presso le fasce pacifiche della protesta, col risultato che gli hooligans che lanciano molotov ai poliziotti sono aiutati da pensionati e studentesse furibondi per aver visto i propri amici arrestati, massacrati o uccisi. Lo stesso presidente che ha mandato al massacro decine di poliziotti, buttandoli impreparati e inconsapevoli nella mischia.

3) La diplomazia occidentale, nella quale i manifestanti ucraini continuano a sperare solo perché non hanno realizzato quanto la Polonia poco conti di fronte alla Germania nei consessi europei. E questa è una constatazione davvero dolorosa da fare.
Non so se sarebbe bastato imporre sanzioni alla cieca il giorno dopo l’introduzione delle leggi “sulla dittatura” del 16 Gennaio per far capire a Yanukovich e al suo entourage che l’UE non scherzava, che alle violenze avrebbe fatto seguito il blocco dei miliardi di dollari degli oligarchi ucraini depositati nelle banche europee. Di certo però, nel perseguire interessi nazionali, gli europei hanno mostrato ancora una volta quanto inutili siano gli strumenti di cui dispongono in assenza di una volontà condivisa. Peccato, perché se la Germania può giocare da sola con le altre potenze sullo scacchiere mondiale, non lo stesso si può dire per Francia, Italia e gli altri SM.

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