Il colpo di stato “light” e la liberazione di Yulia Tymoshenko

Yanukovich dimissionato

Quello che si è consumato oggi è stato un vero e proprio colpo di stato “parlamentare”. Opposizioni congiunte e parte della coalizione che sosteneva il presidente hanno approvato una mozione che di fatto dimissiona Yanukovich, per “incapacità di mantenere l’ordine e l’integrità del paese”, ma anche per “violazioni dei diritti umani e delle libertà dei cittadini”. Il decreto approvato con maggioranza qualificata (328 su 450 voti) indice anche elezioni presidenziali anticipate convocate il 25 maggio, in concomitanza con le elezioni parlamentari europee.

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Insieme all’atto di impeachment di Yanukovich, la Rada (il parlamento ucraino) ha anche sostituito il presidente del parlamento, Volodymyr Rybak, con Aleksandr Turchinov, uomo dei servizi, da anni braccio destro di Yulia Tymoshenko.

Yanukovich tramite la sua portavoce ha fatto sapere che non intende dimettersi e che considera questi atti un vero e proprio colpo di stato. Restano tuttavia da verificare i mezzi con cui il presidente uscente intenderà dar seguito alle proprie parole e rimanere in carica.

Dal 18 febbraio infatti, giorno in cui le violenze hanno raggiunto il culmine negli scontri a Kiev, sono state numerose le defezioni all’interno del suo partito e delle stesse forze di sicurezza. All’origine della fuoriuscita di così tanti dei suoi membri dal Partito delle Regioni ci sarebbero diverse cause.

Da un lato il timore di incorrere in sanzioni in Europa o negli USA, come il blocco dei conti bancari o di altri asset detenuti all’estero. Da un altro, il timore di restare a sostenere un regime che da giorni stava perdendo consenso nei circoli che contano e che da settimane mostrava limitata capacità di determinare il corso degli eventi. Ma è anche possibile che a spingerli sia stato lo sdegno per le azioni delle forze di polizia avallate dal governo nei giorni scorsi.

Così, alcuni commentatori si spingono già a sostenere una fuga in Russia del presidente, che tuttavia sarebbe stata impedita all’aereoporto di Donetsk.

In precedenza i media sostenevano che il presidente si apprestasse alla fuga da Kharkiv. Secondo il calendario dei lavori infatti, era prevista oggi la partenza di Yanukovich per questa città nel nord del paese, al confine con la Russia.

L’informazione pluriconfermata che la dimora presidenziale di Mezhihirje era stata svuotata e abbandonata pareva indicare che, più di un semplice viaggio di lavoro, a Kharkiv il presidente dimissionato si preparasse a cambiare paese. Con lui alla volta della Russia, sull’aereo partito da Kiev, si sarebbero trovati infatti altri importanti esponenti del Partito delle Regioni, tra cui l’ormai ex presidente del parlamento, Volodymyr Rybak, e l’ex capo del consiglio nazionale di sicurezza, molto vicino al Cremlino, Andrej Klyuev.

Ad aver attraversato il confine con la Russia, a quanto comunicano le autorità di frontiera, sarebbero anche altri due uomini molto vicini al presidente, il presidente della regione di Kharkiv, Mikhail Dobkin e il sindaco della città, Hennadyj Kernes. Accusati dalla piazza di aver usato mezzi illeciti per reprimere la protesta che vedeva proprio in Kharkiv il secondo epicentro dopo la capitale Kiev.

Altro “chinovnik” con intenzioni di fuga sarebbe l’ex ministro degli interni, Zakharchenko, da molti considerato trai principali responsabili della crisi, in quanto l’ordine di sgombrare il Majdan la notte tra 29 e 30 novembre – atto che avrebbe poi scatenato le proteste culminate con gli eventi di oggi – sarebbe provenuto proprio da quest’ultimo. Il suo tentativo di prendere un volo aereo per l’estero sarebbe comunque fallito.

Tymoshenko ritorna al lavoro

Altro importante sviluppo della vicenda ucraina è la liberazione dell’ex primo ministro Yulia Tymoshenko. Incarcerata ad agosto 2011 e più recentemente spostata in una struttura ospedaliera proprio a Kharkiv, la Tymoshenko è stata liberata con un’altra mozione del parlamento, approvata con 322 voti, basata sulla risoluzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che riteneva illegittime le modalità del suo arresto. Personalmente ritengo che l’evoluzione degli eventi l’abbia notevolmente colta di sorpresa (nel giorno del suo trionfale ritorno sulle scene, una come lei non si sarebbe mai presentata con l’evidente ricrescita castana sotto la tinta bionda se avesse avuto tempo per prepararsi).

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Recatasi a Kiev e subito sul Majdan, la Tymoshenko sarebbe tuttavia stata accolta tiepidamente. Sul suo passato gravano molte ombre, e in Ucraina è piuttosto diffusa l’opinione che i suoi anni di governo tra 2005 e 2010 siano stati sostanzialmente fallimentari.

Un primo bilancio e i tanti interrogativi

Questa giornata segna chiaramente l’inizio di una nuova fase, in un momento in cui il paese si trova sull’orlo del default finanziario. In proposito, rappresentanti europei hanno garantito il loro sostegno presso il Fondo Monetario Internazionale per la fornitura di un prestito con cui far fronte all’emergenza, soprattutto alla luce del ritiro da parte russa del sostegno finanziario promesso a Dicembre. Non è detto che questo sostegno giunga in tempo e che l’Ucraina riesca a ripagare i propri creditori.

Aleksandr Turchinov sostiene che EuroMajdan abbia raggiunto tutti gli obiettivi che si era preposto, e non sembra avere tutti i torti. Yanukovich sembra già appartenere al passato. Le riforme costituzionali richieste dalla piazza verranno con tutta probabilità approvate alla Rada grazie alla nuova “strana maggioranza” formatasi oggi. I responsabili di crimini e abusi verranno probabilmente puniti e i manifestanti sicuramente non verranno perseguiti. Ma rimangono numerosi punti da chiarire in un orizzonte temporale piuttosto ristretto, oltre alla questione economica.

Chi guiderà il nuovo governo? Chi trai membri dell’opposizione si candiderà al ruolo di presidente? Quale sarà la reazione di Mosca, che al momento sembra nicchiare? Come si schiereranno i partiti che sostenevano Yanukovich (Comunisti e “Regionali”)? Ma soprattutto, come si riposizioneranno oligarchi come Akhmetov e Firtash, sponsor dell’ormai ex presidente e nemici giurati della Tymoshenko?

Le domande sono moltissime e le risposte quasi infinite. Motivo per cui gli eventi prenderanno la solita anarchica, opaca e assolutamente inspiegabile piega.

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