La Crimea? Potrebbe solo essere l’inizio…

Ottima analisi di Stefano Grazioli per Rassegna Est.

Aggiungo una mia chiosa. Premetto che non sto seguendo molto la vicenda sui media “occidentali”.

Mi sembra che in generale si presti poca attenzione alla questione delle altre regioni nell’est del paese: Luhansk, Donetsk, Sumy, Odessa. In queste regioni i russi sono circa il 40% (il 60% in Crimea), mentre almeno il 50% si riconosce come ucraino (in Crimea il 14%).

Il problema in queste regioni si pone quando, per la necessità di fare “campagna elettorale”, il parlamento ucraino approva leggi che, abrogandone altre approvate dall’esecutivo Yanukovich, penalizzano l’uso della lingua russa in tutto il paese. E questo è successo due giorni dopo l’insediamento del nuovo Presidente ad interim.

A qualunque osservatore è apparso evidente che questa fosse una mossa non necessaria, se non addirittura sbagliata. Levando lo status di “lingua ufficiale regionale” al russo, il governo ha messo in agitazione i russi in Crimea, fornendo al Cremlino un pretesto per intervenire.
Ma non solo. Ha messo in agitazione anche i russi delle regioni orientali.

Il nuovo governo ucraino ha in seguito cercato di rimediare nominando importanti e influenti oligarchi a guida di alcune di queste regioni (Donetsk in particolare, ma anche Odessa), interessati per i propri affari a che l’Ucraina rimanga un paese unito.

Infatti nei giorni precedenti, l’ormai ex governatore di Donetsk, nominato da Yanukovich, aveva lanciato un invito ufficiale al governo centrale affinché non abrogasse la legge sullo status delle lingue delle minoranze.

Non una richiesta di intervento in difesa dei russi come quella sollevata in Crimea, ma comunque un campanello di allarme preoccupante per il futuro unitario del paese. Il rischio che anche i russi di Donetsk, Odessa e Luhansk richiedano al Presidente Putin di intervenire in loro difesa potrebbe “giustificare” un nuovo e ancora più devastante intervento russo in Ucraina.

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