3 considerazioni sulla firma dell’accordo di associazione (politica) con la UE

Da pochi minuti l’Ucraina ha ufficialmente firmato i capitoli sulla cooperazione politica dell’accordo di associazione con l’Unione Europea.

Tre considerazioni personali:

1) Era proprio necessario farlo così di fretta? Un atto del genere difficilmente tranquillizza quella parte della popolazione ucraina che vede la UE come il fumo negli occhi. Sarebbe forse stato meglio aspettare un po’ e avere un governo/presidente con maggiore legittimità, o anche semplicemente cercare una mediazione con i rappresentanti delle regioni orientali.

In queste circostanze la firma sembra essere una mera rassicurazione al governo ucraino che la UE non sparirà al primo abbaiare russo, ma anche un modo per la UE per assicurarsi che a Kiev non si prendano decisioni improvvise.

Inoltre non si capisce come le clausole dell’accordo politico – che per entrare in vigore necessitano di ratifica dei parlamenti nazionali europei – possano aiutare a risolvere l’attuale crisi.

2) Le circostanze in cui il governo che lo ha sottoscritto è giunto al potere costituiscono un vulnus non da poco. Un nuovo governo meno dipendente da Bruxelles potrebbe sfruttare questa considerazione per minacciare di denunciarlo. Inoltre esso difficilmente verrà riconosciuto da Mosca, considerato che il Cremlino non riconosce questo governo come legittimo.

3) Perché la UE non ha posto condizioni più severe al governo ucraino sulla sua conduzione politica? Non si dica che non aveva forza sufficiente per imporgli delle linee guida in modo che dagli oltranzisti di destra non giungessero provocazioni come quella sulla legge sulle lingue regionali o vere e proprie debacle nelle PR come l’aggressione al direttore della TV nazionale.

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