Giochi al vertice della repubblica più giovane (e meno riconosciuta) del mondo

(Articolo scritto prima dell’inizio della battaglia a Donetsk)

I suoi fondatori ne parlano come di una bambina, altri la paragonano invece a una neonata per la quantità di cure di cui ha bisogno.

In effetti, come una creatura nata precocemente e in condizioni difficili, a pochi giorni dalla sua fondazione, la Repubblica Federale di Novorossija non sembra godere di grande salute.

bandiera novorossija

Una delle varianti della bandiera di Novorossija

Nata il 24 maggio dall’unione delle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, proclamatesi indipendenti da Kiev in seguito al referendum tenutosi l’11 maggio, sembra già trovarsi in difficoltà a causa della difficile governance nella prima e più importante delle due repubbliche.

In troppi a dirigerla, troppe indicazioni diverse sul suo futuro, in troppo pochi (e troppo poco ricchi) a sostenerla.

Questi problemi si sono resi evidenti il 24 maggio, quando in Piazza Lenin, a Donetsk, è stata proclamata pubblicamente la sua nascita.
“I rappresentanti delle Repubbliche Popolari di Donetsk (RPD) e della Repubblica Popolare di Luhansk hanno firmato un accordo per unirsi nello stato federale di Novorossija!”.

Così diceva Denis Pushilin, esponente di spicco del governo della neonata Repubblica, nel corso dell’iniziativa tenutasi ai piedi della statua del primo leader dell’URSS, simbolo della città di Donetsk.

Ma quella che nelle intenzioni degli organizzatori doveva essere una manifestazione storica è stata in verità un insuccesso che ha mostrato – come se ce ne fosse bisogno – le crepe di una costruzione fragile e affrettata.

Da diversi giorni la radio ufficiale della RPD invitava i minatori, “la forza principale del Donbass”, a radunarsi alle 16.00 in piazza Lenin per mostrare il loro sostegno agli organi della Repubblica e “il loro rifiuto della politica criminale condotta dalla giunta di Kiev”.

La manifestazione doveva servire al governo della RPD anche a mostrare a Rinat Akhmetov, oligarca locale da cui dipenderebbero circa 300.000 posti di lavoro nella regione, molti dei quali minatori, che il suo potere economico non è sufficiente a “ostacolare la volontà del popolo”.

Akhmetov ha infatti nell’ultima settimana preso decisamente le parti di Kiev nella contesa con i separatisti, “invitando calorosamente” i suoi dipendenti a non prendere parte alle iniziative degli antigovernativi, organizzando diverse controiniziative a sostegno dell’unità del paese.

Così solo poche centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione degli anti-Kiev, la maggior parte dei quali pensionati.

A uscire vincitore dalla manifestazione è stato l’ex candidato alle elezioni presidenziali Oleg Tsarev, accolto da applausi e giubilo mentre saliva sul palco.

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Oleg Tsarev interviene dal palco della manifestazione il 25/05

Arrivato in piazza sua una lussuosa Mercedes nera, scortatro da almeno 6 uomini armati di fucili automatici, Tsarev ha scaldato gli animi degli astanti con parole di sfida al “potere fascista installatosi a Kiev”.

A essere meno soddisfatti della sua presenza alla manifestazione i rappresentanti del movimento politico, ormai fattosi partito, Novorossija, che conta trai suoi membri la maggior parte degli esponenti della RPD.

Nonostante la calda accoglienza riservata a Tsarev dallo stesso Pushilin, altri importanti esponenti del governo della RPD hanno precisato con toni stizziti che Tsarev non ha alcuna relazione con loro e hanno altresì sottolineato che il movimento Jugo-Vostok (Sud-Est) da lui fondato nasce con scopi diversi da quelli di Novorossija.

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Denis Pushilin interviene dal palco della manifestazione il 25/05

In particolare, Denis Gubarev, governatore della RPD, in un’intervista rilasciata alla radio ufficiale della Repubblica ha dichiarato di non comprendere la scelta per il movimento di un nome che indirettamente rimanda a Kiev (il nome “sud-est” si riferisce alla collocazione geografica delle regioni in cui è più forte il sentimento anti-Kiev), considerando la RPD ormai del tutto indipendente dalla capitale ucraina.

Questo scontro dialettico nasconde una sfida per il controllo dell’autorità nella RPD e potrebbe coincidere col tentativo di sfilare al partito Novorossija il controllo della situazione a Donetsk.

Alcune indicazioni farebbero pensare che a finanziare Tsarev e il suo movimento sia proprio quell’Akhmetov che lo stesso Gubarev ha recentemente indicato trai sostenitori della prima ora del movimento separatista, le cui azioni sono culminate col referendum dell’11 maggio.

Il congresso nazionale del movimento Jugo-Vostok si è infatti tenuto il 24 maggio nel più importante albergo di Donetsk, lo Shakhtar Plaza, di proprietà di Akhmetov. Inoltre, Tsarev è stato fino a poche settimane influente membro del Partito delle Regioni, anch’esso pienamente nell’orbita dell’oligarca.

Un terzo indizio consiste nelle indicazioni emerse dal congresso nazionale di Jugo-Vostok, la cui posizione in merito a un rientro della RPD nell’Ucraina, qualora la nuova costituzione le garantisse uno status più indipendente da Kiev è molto vicina a quella di Akhmetov.

Un’eventualità che invece sia Gubarev, sia Roman Ljagin, presidente della Commissione Elettorale Centrale della RPD, escludono categoricamente. A titolo esemplificativo, solo pochi giorni prima, ai giornalisti che gli chiedevano cosa avrebbero dovuto fare gli abitanti di Donetsk per votare il nuovo presidente dell’Ucraina, Pushlin rispondeva “consiglio loro di recarsi all’ambasciata Ucraina a Donetsk”.

La difficoltà` principale per il movimento Novorossija a questo punto pare stare nella carenza di fondi. Il sospetto è infatti che la scelta pro-Kiev di Akhmetov abbia privato i separatisti di una delle principali fonti di finanziamento, orientando l’oligarca verso il movimento di Tsarev.

Così forse si spiega il fatto che proprio negli ultimi giorni sia cominciata una campagna mediatica, condotta attraverso i principali media a disposizione degli antigovernativi, volta a forzare gli oligarchi locali a finanziare il loro movimento.

Nel corso di un’intervista rilasciata alla radio ufficiale degli anti-Kiev, Pavel Gubarev ha sostenuto la necessità di mobilitare la popolazione per convincere gli oligarchi a pagare le tasse alla RPD. In un pezzo non firmato sul giornale ufficiale del partito Novorossija, si propone di passare direttamente all’esproprio della produzione delle imprese appartenenti agli oligarchi, in particolare a Sergej Taruta, nominato da Kiev governatore regionale, per ottenere le risorse necessarie al funzionamento della Repubblica.

Così il 25 maggio, mentre nel resto del paese si sceglieva il nuovo presidente dell’Ucraina, di fronte al palazzo della Regione di Donetsk – sede del governo dell’autoproclamata repubblica – si riunivano trai 5000 e i 15000 suoi sostenitori. Dopo aver celebrato la memoria dei caduti nella guerra in corso con Kiev, alcuni dei manifestanti si sono diretti, armati, verso l’Hotel Viktoria, di proprietà di Taruta. Altri hanno invece stabilito un presidio permanente di fronte all’ingresso della residenza di Akhmetov.

Il primo, a quanto riportano le cronache, sarebbe fuggito verso l’aeroporto accompagnato dai suoi collaboratori, mentre il secondo si troverebbe già da giorni a Kiev.

Un magro bottino per i separatisti, a conferma che a poche ore di distanza dalla sua nascita, questi sono già tempi duri per la neonata Repubblica Federale di Novorossija.

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